Carissime/i,
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in questi ultimi giorni tutti i giornali, dopo la sentenza della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo sul Crocifisso, sono usciti con i titoli più vari. Ne abbiamo letti e analizzati alcuni: dal “Corriere della sera” all’”Avvenire”, al “Resto del Carlino”, al “L’Osservatore Romano”.
Ha fatto sorridere il fatto che L’Osservatore Romano riporti una vignetta «Hanno votato di nuovo per Barabba»: il commento di Emilio Giannelli sul «Corriere della sera» di mercoledì 4 novembre. È esplosa una risata a leggere la battuta del cardinale Bertone: «Questa Europa del terzo millennio ci lascia solo le zucche delle feste recentemente ripetute e ci toglie i simboli più cari»
Ha fatto riflettere la citazione di quanto ha scritto Natalia Ginzburg il 22 marzo 1988 sull’Unità, circa il Crocifisso: «Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana che ha sparso per il mondo l’idea dell’eguaglianza tra gli uomini fino allora assente. Il crocifisso rappresenta tutti. Prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi».
Leggendo i vari articoli è emerso immediatamente il desiderio di avere il testo originale della sentenza (in francese) perché le citazione riportate nei vari giornali dimostrano che qualche giornalista non ha letto attentamente il testo.
L’espressione che ha fatto discutere di più è stata quella del n. 57 della sentenza che afferma che «La Corte ritiene che l’esposizione obbligatoria di un simbolo di una data confessione in luoghi che sono utilizzati dalle autorità pubbliche, e specialmente in classe, limita il diritto dei genitori di educare i loro figli in conformità con le proprie convinzioni e il diritto dei bambini di credere o non credere».
Ci si è domandato: «Quali sono “i luoghi che sono utilizzati dalle autorità pubbliche” oltre le aule delle scuole?»
Le piazze e le strade appartengono a tale categoria? Dovremo togliere tutti o la maggioranza dei monumenti e anche le indicazioni stradali?
I monti e i parchi pubblici appartengono a tale categoria? Dovremo abbattere tutte le Croci che svettano sulle cime dei monti? Dovremo abbattere il Cristo delle vette e il Cristo degli abissi?
I musei sono utilizzati dalle autorità pubbliche? Se dovessimo togliere le opere d’arte ispirate esplicitamente alla Sacra Scrittura, al Vangelo e alla Vita dei Santi… cosa resterebbe da vedere?
Infine: sulle ambulanze, che vanno in soccorso di chi soffre e attirano l’attenzione anche di coloro che non sono sulla strada… quale simbolo va messo?
Mi è arrivato un pps «Il messaggio del silenzio» che inizia affermando: “Molte volte si parla per liberarsi da qualcosa e a volte si parla a sproposito”.
L’ho ascoltato e letto, contemplando il volto di Gesù in Croce – puoi farlo anche tu, cliccando qui!
Don Dalmazio Maggi
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