// La scuola salesiana: pregiudizi e luoghi comuni

La scuola Salesiana

Il preside risponde a pregiudizi e luoghi comuni

Ci si imbatte spesso nelle conversazioni di strada in pregiudizi sulla scuola salesiana di Macerata  che non trovano fondamento né nel presente né nel passato.

Il preside della Scuola don Cesare Orfini  risponde alle domande o ai dubbi  smentendo i luoghi comuni e difendendo l’alta tradizione educativa e culturale della scuola che a Macerata e nel maceratese  ha formato migliaia di giovani.


1. “Nella scuola dei salesiani – si dice – tutti vengono promossi”

Non è vero. La promozione si guadagna con lo studio regolare. I docenti però hanno un’ attenzione  educativa  che accompagna, sollecita, cerca di tirar fuori le risorse di ognuno dando la necessaria fiducia  per ottenere il meglio da ogni alunno. Gli alunni non vengono abbandonati al loro destino. Se poi proprio non ce la fanno per mancanza di volontà o per difficoltà di altro genere allora vengono fermati ed invitati a ripetere o consigliati ad altri studi o al mondo del lavoro.

2. “Si paga, quindi è facile andare avanti”.

Gli alunni dei salesiani pagano in quanto le loro famiglie (e la Scuola) non ricevono aiuto dallo Stato in nessun modo nonostante paghino le tasse scolastiche per la scuola come tutti e la scuola sia regolarmente riconosciuta come paritaria non statale e quindi di servizio pubblico. I salesiani riescono a coprire i debiti annuali regolari con il loro lavoro ed altre iniziative. Le rette scolastiche infatti non sono sufficienti.  Si paga poco se si considerano le spese di mantenimento della scuola (2.500 -3.000  euro l’anno). C’è l’onestà e la serietà di una scuola che a Macerata e nel mondo si è sempre distinta per l’eccellenza della preparazione e il livello di  serietà. Non è una sufficiente garanzia? Il pagare dunque non giustifica e non ottiene.

3. “Gli alunni dei salesiani escono poco preparati nelle discipline scolastiche”.

Chi afferma questo non tiene conto dei risultati scolastici acquisiti in tanti anni.

Innanzitutto gli esami sono tenuti da commissioni esterne/interne con presidente esterno come in tutte le scuole. Tutto si svolge in modo regolarissimo come è stato sempre riconosciuto dai presidenti esterni o dagli eventuali controlli ispettivi. E i risultati? Negli ultimi anni non è stato mai bocciato alcun alunno all’esame finale di Stato.   Ci sono stati alunni che hanno raggiunto il massimo dei voti (e anche la lode), alunni con votazione media e con votazione minima. Come in tutte le scuole, credo. E poi ci sono tanti ex alunni del maceratese   che affidano i loro figli alla cura educativa e culturale dei ‘salesiani’: professionisti del commercio e della sanità, politici, docenti, imprenditori, impiegati, professori di altre scuole e dell’Università. Tutti sono orgogliosi di aver studiato ‘dai salesiani’.

4. I docenti sono giovani alle prime esperienze e quindi non sono all’altezza dell’insegnamento.

Sono docenti con laurea e abilitazione come ogni docente di scuola statale e sono in età media come nelle altre scuole. Ci sono docenti vicino alla pensione come docenti che insegnano da 20, 15 o 5 anni. E poi chi ha detto che i più giovani sono meno capaci e preparati? I giovani  sono molto attenti a fare esperienza e sono disponibili all’aggiornamento e qualificazione.

5. Mancano i docenti salesiani e quindi non è più una scuola salesiana.

Da quando i salesiani si sono riservati solo alcuni insegnamenti o la gestione della scuola hanno puntato sulla formazione del corpo docente. Nei primi cinque anni i docenti seguono  obbligatoriamente corsi continui di formazione pedagogica salesiana, di didattica e aggiornamenti su tematiche fondamentali per la scuola (gli ultimi corsi: Valutazione, Disturbi dell’apprendimento, Sicurezza, Pedagogia salesiana, ..).

I salesiani continuano la loro attività educativa dunque con il corpo docente che a tutti gli effetti è  ‘salesiano’ oppure ricoprendo ruoli che garantiscono l’identità della scuola.

6. Ma è vero che i salesiani vanno via?

E’ una strana voce che si è diffusa a Macerata e dintorni quando si è trattato di far passare un progetto di rinnovamento delle strutture (rinnovamento!). Le difficoltà che apparivano sui giornali e soprattutto sui titoli delle locandine delle edicole sono state interpretate come ‘chiusura’ della scuola. In realtà i salesiani hanno rinnovato il teatro (TDB), che adesso fa anche un servizio  pubblico; hanno costruito una nuova palestra (si spera di inaugurarla all’inizio del nuovo anno scolastico) ed altri campi sportivi ed hanno messo in sicurezza la scuola. Significa andar via? Qualcuno ha messo in giro la voce in modo intenzionale e forse per altri scopi.

7. I docenti vengono scelti dagli ultimi posti delle graduatorie provinciali

Niente di più falso. Gli ultimi intanto non sono i peggiori, ma sono gli ultimi arrivati nella graduatoria. . E poi la scuola salesiana è una scuola libera ed ha la facoltà di scegliere tra gli abilitati nelle classi di concorso di riferimento gli insegnanti che rispondono a criteri precisi di docente ‘salesiano’: viene controllato il curriculum formativo, i risultati, le esperienze, la fedeltà al progetto, l’ adesione al progetto, la provenienza cattolica, la volontà di formazione.

8. I docenti nella scuola salesiana  cambiano spesso.

E’ vero il contrario. Fino a qualche anno fa c’era una storica continuità. Con la riapertura delle graduatorie provinciali alcuni sono passati all’insegnamento statale. Ma in questo momento il corpo docente ha riacquistato continuità e stabilità. Nelle scuole statali l’avvicendamento è molto più frequente a motivo del movimento delle graduatorie.

9. I salesiani hanno pochi o nessun alunno con il ‘sostegno’: perché?

E’ una domanda che dovremmo fare allo Stato o alla Regione. La scuola cattolica è aperta a tutti. Sarebbe uno scandalo se fosse preclusa ai più deboli. Il problema vero è che lo Stato non aiuta la famiglia che ha un figlio che ha bisogno di sostegno e che sceglie la scuola cattolica. La scuola cattolica, che può esistere solo con l’aiuto economico delle famiglie,  deve necessariamente chiedere per il sostegno il contributo economico alla famiglia, perché è  incapace di coprire le spese. La Scuola cattolica sta cercando di ottenere dallo Stato la copertura completa delle spese per il sostegno.  Ma la strada è lunga.  Proprio i più bisognosi non possono avere la scuola che scelgono. Non è vero dunque che non possono. Non possono per il motivo che sono due povertà che non possono aiutarsi reciprocamente.

10. Alla scuola dei salesiani non possono iscriversi gli immigrati o gli alunni di altre religioni

Essendo scuola paritaria deve essere permesso a tutti  iscriversi, anche se la scuola è cattolica. Certamente la Scuola ha un suo progetto educativo e obiettivi formativi che la caratterizzano e pertanto chiede rispetto a chi si iscrive. E il rispetto è reciproco. Nessuno viene forzato  a diventare cattolici. Ognuno poi farà le sue scelte. Tenete presente che i salesiani hanno a Tokio, come in India, come ad Alessandria d’Egitto e in tanti altri paesi  scuole frequentate in maggioranza  da non cristiani. E’ il sistema educativo di don Bosco che apprezzano e che scelgono per l’educazione dei loro figli. Per gli immigrati in Italia è solo un problema di costi. Non sono in grado di pagare la retta in quanto lo Stato non li aiuta. Noi si cerca di venire loro incontro con la riduzione delle quote, ma rimane comunque sempre un costo.

11. Lo Stato sta aiutando le scuole “private”

Agli studenti delle scuole statali inneggianti alla scuola pubblica nei loro cortei, retaggio di una stagione ideologica,  contro la scuola privata,  ricordo che la nostra scuola non è privata, ma è per legge ‘di servizio pubblico non statale’ e fa parte dell’ unico sistema di istruzione nazionale. I soldi che vengono tolti –così dicono – alla scuola statale non vanno alla scuola ‘privata’. La nostra è scuola senza scopo di lucro, è scuola perché risponde ad uno specifico carisma educativo. E’ una missione, non è luogo aziendale privato che sfrutta lo Stato. E c’è comunque da ribadire che solo alcune scuole materne e alcune elementari ricevono un ‘piccolo’ contributo, non in modo regolare. Dalla scuola media  ai Licei la scuola paritaria (e quindi anche la cattolica) non riceve alcun contributo. Qualche anno fa’ c’è stato un tentativo di dare un ‘obolo’ alle famiglie. Ma è finito lì. Far sopravvivere le scuole cattoliche è per lo Stato   una ricchezza, un patrimonio culturale ed economico. Se tutti gli alunni delle scuole cattoliche dovessero andare nelle scuole statali sarebbe un problema economico per lo Stato. E se dovesse assumere tutti i docenti nelle nostre scuole – con i titoli uguali a quelli dello Stato -  esploderebbe un problema occupazionale. Quindi   la Scuola Cattolica   fa opera di sussistenza allo Stato.

12. Sono paritarie anche altre scuole non statali. Che differenza c’è tra la vostra scuola e le altre scuole  paritarie?

Le scuole non statali possono essere paritarie  se rispondono a determinati requisiti che lo Stato esige per concederti la parità, e annualmente vanno confermati. La stragrande maggioranza di queste sono scuole cattoliche appartenenti alla FIDAE (primarie,1° grado e 2° grado, circa 3.000) o FISM (8.000 scuole dell’infanzia). Sono scuole appartenenti ad Enti religiosi e non sono a scopo di lucro, tanto che annualmente sono in perdita di esercizio.

Le altre scuole, perlopiù nate per il recupero degli anni scolastici, adesso possono essere alle stesse condizioni anche paritarie. Ma rimane l’obiettivo che è il lucro. Nessuno, se non per vocazione, può immaginare di tuffarsi nella scuola per avviare un’impresa economica. Sarebbe un pazzo o un ‘benefattore dell’umanità”. Rimane dunque una differenza fondamentale, se non altro negli obiettivi che oltre che culturali sono anche formativi/educativi per la scuola cattolica.